Il 28 ottobre 1984 rimarrà per sempre legato, nell’immaginario dei tifosi rossoneri, al gol di Mark Hateley col quale il Milan di Liedholm si aggiudicò il derby dopo sei anni di digiuno. L’imperioso stacco di testa del centravanti inglese su Collovati è stato immortalato nella coreografia ideata dalla Curva Sud per l’ultima stracittadina, a testimonianza di come quella rete abbia ancora oggi un valore particolare.
Per Kayro, attaccante in forza alla Nuorese, parliamo, considerata la sua età, di un episodio troppo lontano nel tempo eppure in qualche modo influente per la sua storia di calciatore. Nato a Roma il 1 aprile del 1998 da papà nicaraguense e madre inglese, conosciutisi nella capitale dopo esservi trasferiti per studiare all’università, Flores Heatley è infatti figlio di una cugina dell’ex attaccante rossonero, il cui nonno fu erroneamente registrato all’anagrafe come Hateley. “Ho visto qualche suo video quando me l’hanno detto, pare sia bravo di testa” dice ridendo. Sarà stato forse per questo motivo che fin da bambino Kayro ha manifestato il suo amore per il calcio, arrivando ad avere oltre 30 palloni per giocare in ogni momento della giornata. “Quando ho cominciato a rompere troppe cose dentro casa, mia madre mi ha vietato di toccarli. A quel punto iniziai ad usare palle di carta stagnola ma anche con quelle facevo sempre disastri”. Dal salotto alla strada, la sua passione continua crescere portandolo a giocare sempre con gli amici del quartiere dove è cresciuto.
A 9 anni entra nella sua prima squadra, il Torrimpietra, nei pressi di Fiumicino, quando nel corso di una partita contro i pari età della Lazio viene contattato dagli osservatori del club. Per cinque stagioni rimane nel settore giovanile biancoceleste, partecipando anche a diversi tornei internazionali. Proprio in uno di questi, organizzato in Olanda, confeziona uno dei suoi gol più belli: “Lancio da centrocampo, aggancio il pallone di esterno portandolo sopra la testa. Do uno sguardo al portiere e piazzo la palla alle sue spalle con un pallonetto. Quella rete decise la partita per qualificarci, fu stupendo”. Chiusa questa parentesi passa al Ladispoli e nello stesso periodo vince l’edizione 2014 di “Most wanted”, evento organizzato da Nike con test fisici e partite tra ragazzi. La collaborazione con il colosso dello sportwear continua negli anni entrando a far parte della Nike Academy, un programma che seleziona i migliori giocatori al mondo senza contratto professionistico. A 17 anni esordisce in Lega Pro con la maglia della Lupa Castelli nella trasferta contro il Catanzaro. Fondamentale il rapporto con mister Palazzi, che spesso lo teneva anche per un’altra ora dopo gli allenamenti per affinare il suo talento. La vicinanza quotidiana con giocatori più esperti e l’impatto con stadi importanti come il “Massimino” di Catania lo aiutano a crescere anche di personalità.
La scorsa estate vola a Chesterfield per giocare nel club inglese, ma l’esperienza dura poco a causa di alcuni problemi burocratici con la scuola. Tra le società da tempo interessate alle sue prestazioni si fa avanti la Nuorese, che a febbraio di quest’anno decide di portarlo in Sardegna. In Serie D si fa subito notare per le sue abilità, di lui l’opinionista Gianluca Di Marzio dice: ” Ha intelligenza tattica, capacità di lettura dell’azione offensiva, sa porsi tra le linee per liberare gli spazi e agire da rifinitore premiando gli inserimenti dei rifinitori oltre che attaccare la profondità sfuggendo alla trappola del fuorigioco”. Doti che non sfuggono all’allenatore della Rappresentativa Serie D Augusto Gentilini, che decide di convocarlo per la Viareggio Cup nonostante non avesse mai partecipato ad uno dei precedenti raduni. Il suo apporto in Versilia si rivela subito determinante, l’impatto a partita in corso contro Bari e Napoli si traduce in tante occasioni da rete e nell’assist per Bortoluz che è valso il pari coi partenopei (clicca qui per il video).
