Vi spiego il mio 4-2-3-1

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Il compito più difficile per un allenatore di una nazionale o di una rappresentativa è quello di creare un’identità di gioco in pochissimo tempo. Né io né i miei colleghi possiamo contare su un tipo di lavoro quotidiano con i calciatori, bisogna quindi offrire loro poche nozioni e concetti tattici essenziali facilmente assimilabili.

La scelta del modulo va esattamente in questa direzione. Da quando ho iniziato il mio percorso di selezionatore ho quasi subito optato per il 4-2-3-1, personalmente lo ritengo il più funzionale quando si ha a che fare con tanti ragazzi in uno o due giorni di raduno. Il primo motivo è che grazie a questo schieramento tattico è più facile occupare tutte le zone del campo, soprattutto se non si ha modo di provare e riprovare gli automatismi. Rispetto al 4-4-2 cambia davvero poco, si tratta di un’evoluzione ed un’interpretazione del calcio più moderna dove gli attaccanti centrali, anziché in linea in orizzontale, giocano in verticale. Uno dei due si abbassa sulla linea delle ali trasformandosi di fatto in una sorta di trequartista.

Nel 4-2-3-1 gli esterni d’attacco rivestono un ruolo chiave, è importante trovare dei profili che abbiano tra le caratteristiche migliori il dribbling e la velocità. Con la superiorità numerica sulle corsie laterali si costringe l’avversario a fare dei movimenti che inevitabilmente aprono degli spazi da attaccare nei modi e nei tempi giusti sfruttando spesso i cambi repentini di gioco. Preferisco schierarli con il piede principale invertito in modo che, accentrandosi, possano cercare il movimento ad incrociare degli attaccanti, provare il tiro o liberare lo spazio per la sovrapposizione dei terzini. E’ una soluzione che ho adottato non appena ho iniziato ad allenare, mentre quando ancora giocavo non era assolutamente così. Per anni ho fatto il terzino sinistro, dovevo affrontare i vari Donadoni, Fanna, Di Livio, tutta gente abilissima tecnicamente ma che si muoveva sulla corsia del proprio piede migliore per cercare il fondo.

La seconda punta o il trequartista del 4-2-3-1 deve essere invece capace di posizionarsi tra le linee avversarie per offrire una variante d’attacco quando la palla è nei piedi dei nostri centrocampisti o difensori centrali.

Nel calcio moderno i centrali difensivi sono chiamati per primi ad impostare l’azione, io stesso sono da tempo convinto che avere dei calciatori in grado di farlo sia un enorme vantaggio. In questo modo si evita che uno dei due centrocampisti si abbassi troppo proiettando da subito il gioco in avanti. Purtroppo non è molto semplice trovarli. Per quanto riguarda i due mediani l’ideale è mettere vicino uno in grado di dettare i tempi alla squadra e un altro più fisico che giochi semplice in orizzontale e abbia ottime doti in marcatura.

Una squadra deve avere sempre un minimo di certezze quando scende in campo e sapersi adattare a situazioni di gioco diverse a seconda delle caratteristiche dell’avversario, oltre i semplici numeri è infatti indispensabile avere un equilibrio.