Mai smettere di credere nei sogni perché, a volte, diventano realtà

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Accolgo con entusiasmo l’invito a scrivere su questo blog i miei pensieri e le mie riflessioni sullo sport che tanto ci appassiona. Sto dedicando la mia vita al calcio e ne sono felice, ci metto professionalità e dedizione, perché amo ciò che faccio e credo in ciò che sogno. Nei i miei pensieri, soprattutto quelli più onirici, ho sempre sperato arrivasse l’anno “zero” ma non pensavo di dover aspettare fino al 2015 per vederlo realizzato. Un anno questo, in cui il calcio femminile italiano può finalmente rappresentare una vera opportunità per una crescita non solo sportiva, ma soprattutto culturale per tutto il sistema “Calcio”. La possibilità di acquisizione dei Titoli Sportivi di una Società di Calcio Femminile da parte di una Società Professionistica costituisce una svolta davvero storica così come l’introduzione di nuove osservanze nell’ambito del Sistema delle Licenze Nazionali che prevedono, tra le altre cose, il tesseramento di almeno 20 calciatrici Under 12 per tutte le Società Professionistiche di serie A e di Serie B. Ciò significa che in un solo anno potrebbe esser regalata la speranza di guardare con maggiore fiducia al proprio futuro a circa un migliaio di bambine e figuriamoci in un quinquennio, come previsto dalla nuova normativa.

Di recente sono stata invitata ad Alba, provincia di Cuneo, a partecipare come ospite a un torneo organizzato dall’Area Calcio, la prima edizione della Girls Cup dedicata alle Categorie Esordienti e Pulcini. Mi brillavano gli occhi perché ho assistito ad un vero evento di promozione e di diffusione della disciplina che tanto amiamo e a un bel gioco che ci piace sempre più osservare, apprezzare e applaudire. In una sola giornata sono scese in campo circa 220 ragazzine, si sono giocate oltre 30 partite con 12 club partecipanti (di cui 4 di Società Professionistiche). La manifestazione ha inoltre sostenuto l’attività della “Collina degli Elfi” di Govone, che sviluppa un progetto dedicato alle famiglie con bambini malati di cancro, creando quel giusto connubio tra il calcio femminile, come strumento di socializzazione e come veicolo di valori positivi a favore della partecipazione al sostegno solidale. Il sogno sta lasciando pian piano spazio a una realtà che si muove silente, talvolta con piccoli bisbigli e in rari casi a gran voce. Questo è il punto da cui bisogna partire, senza porsi limiti, senza troppe paure e resistenze di perdere qualcosa, semmai con il piacere di acquisire, attraverso uno scambio reciproco, una crescita continua. L’incontro tra il mondo professionistico e la realtà dilettantistica femminile rappresenta un’occasione da non perdere, un beneficio per entrambi, un motivo in più per avvicinare e attrarre nuovi impulsi a questo sport.

L’entusiasmo delle bambine, la loro passione e il loro desiderio di giocare a calcio per inseguire i propri sogni è molto coinvolgente, attraverso i loro sguardi attenti e così speranzosi può e deve nascere il senso di responsabilità di un intero sistema, che deve cominciare a dare segnali forti e giuste risposte, affinché l’anno “zero” non rimanga tale troppo a lungo ma inizi a dare i suoi frutti, perché in fondo il gioco è un diritto di tutti.